Il perdono dell’aggressore sessuale

PERDONARE L’AGGRESSORE SESSUALE E’ POSSIBILE
SENZA IL SUO PENTIMENTO?

Il pastore Jacques Poujol risponde alle domande che ci si pone spesso sul perdono nei confronti di un aggressore sessuale.

Aiuta perdonare il proprio aggressore nel caso in cui costui non si è pentito?

No per niente! Troppe persone pensano di perdonare e non fanno altro che reprimere le loro emozioni. È importante che la persona “ferita” affermi o dica di essere stata ferita. Credere di aver perdonato quando in realtà abbiamo represso le emozioni di ingiustizia, di odio e di collera, significa mentire a se stessi ed è molto dannoso.

Credendo di “perdonare”, la vittima pensa di aver risolto il suo problema, mentre non sta facendo altro che spostarlo. E qualche anno dopo, si noterà che la persona sta attraversando una depressione, che soffre di problemi psicosomatici ecc. Nel suo libro sul perdono il teologo Jacques Buchhold scrive: “Perdonare in questo modo è dare un assegno in bianco a colui che fa il male”. Cosa dovremmo pensare delle parole di Cristo nella preghiera “Il Padre Nostro”: “Perdonaci i nostri peccati perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore”?

È impossibile perdonare se i colpevoli non si pentono, se l’ingiustizia non viene detta e i crimini riconosciuti. È a queste condizioni che è possibile offrire il proprio perdono. La Bibbia dice che l’ira di Dio rimane su coloro che non si pentono.

In un crimine, in un’aggressione, se l’aggressore non viene riconosciuto colpevole dalla società e dalla vittima, quest’ultima si posizionerà e prenderà il posto del colpevole. E spesso la vittima dirà: “è colpa mia”, “se non fossi stato lì in quel momento” o “se non avessi fatto quella cosa là”, prendendosi o assumendosi una responsabilità parziale o totale dell’aggressione di cui è stata vittima. Qualunque siano state le circostanze la persona aggredita è innocente.

Non è perché una ragazza cammina in minigonna alle 23:00 che dà diritto all’aggressore di violentarla.

Cosa intendi per pentimento da parte dell’aggressore?

Il pentimento vuol dire seguire una psicoterapia per comprendere il proprio comportamento sessuale perverso, o che si sconti la propria pena in prigione, se il crimine è di competenza della giustizia.

In occasione di una conferenza europea sull’abuso sessuale a Cologne nel 1994, sono state pubblicate le seguenti cifre: il 99% dei pervertiti non si pente, al massimo si pentono (di essere stati catturati!) e negano in un certo numero di casi; il 18% ammette il crimine una volta confrontato con la verità, il 27% lo ammette solo parzialmente e scarica la responsabilità sulla vittima, il 53% non l’ammette e nega i fatti, il 2% dice di non ricordarlo.

Si riconosce che l’80% degli autori di abusi sessuali sono stati essi stessi precedentemente abusati.

Se avessero vissuto il processo del perdono in modo appropriato, non sarebbero diventati abusanti a loro volta.

E quando le circostanze non permettono di vedere l’aggressore pentirsi?

In questo caso consiglio alla persona di seguire una psicoterapia per “lasciar andare” la sua sofferenza.

Ovviamente non succede in cinque minuti. Bisogna prima far emergere tutti i sentimenti di rabbia, ingiustizia, sofferenza e fare il proprio cordoglio o lutto. Una volta che questa sofferenza è stata ascoltata, la persona può essere liberata se lascia il proprio bisogno di giustizia nella mani di Dio. Non spetta alla persona fare giustizia. Dio la farà a modo suo, al suo posto e nel suo tempo. È soltanto affrontando e attraversando la propria sofferenza che si arriverà in seguito a superarla.

Che cosa, nella tua esperienza professionale con le vittime di abusi sessuali è stato più difficile?

È farle accettare che come vittima, è innocente al 100%. Poiché spesso è tentata di pensare che sia “un po’ colpa sua” se è stata aggredita.